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giovedì 30 luglio 2009

Lettera aperta all'Assessore

Un dirigente di Sinistra e Libertà ha inoltrato la nostra campagna (post precedente) a tutta la sua mailing list.
Siamo felici che la condivida.
Tra i suoi contatti, anche gli assessori.
Uno di loro gli ha risposto. Abbiamo colto lo spunto e scritto una lettera aperta, ripresa oggi da PisaNotizie (qui). La proponiamo per intero sul blog, qua sotto. Ovviamente non pubblichiamo la lettera dell'assessore per tenere un minimo di riservatezza (e vi rimandiamo all'articolo per leggere parte del contenuto) e perché, sebbene destinata a noi, era comunque indirizzata ad altri.
Per completezza, si sappia che anche un ex sindaco e la stazione Leopolda hanno fatto pervenire le loro risposte.

Ah, contrariamente a quanto riportato da Pisanotizie, non siamo la giovanile di SeL, ma ancora della defunta SinistraArcobaleno, che a Pisa ha pur sempre i suoi tre consiglieri comunali.

_______________________

Gentile assessore Forte,

ci è stata inoltrata l'e-mail con la replica alla nostra azione di adbusting sulla campagna del Comune "Pisa by night". Ci pare oltremodo opportuno cogliere questo spunto d'intelocuzione con una lettera aperta, giacché non c'è, nella nostra iniziativa, la mera volontà di denigrare gratuitamente quella campagna.
Al contrario, pensiamo che la convivenza civile e la qualità della vita siano temi da discutere con cura e modalità appropriate, perchè il wildiano "purché se ne parli" non è per noi sufficiente - o forse non siamo abbastanza dandy. È dunque d'obbligo sollevare importanti obiezioni a quanto fatto. Uno dei problemi di questa campagna è che afferma delle ovvietà - e lo fa a tratti in modo grottesco. Ovvietà che, in quanto tali, non c'era bisogno di affermare nei volantini e ribadire nella sua e-mail. Tutti sappiamo che non è né giusto, né civile, né bene né corretto parcheggiare in doppia fila e orinare contro i muri. Lo sa anche chi lo fa. Ripeterglielo, anche con un disegnino, non lo farà smettere. Ma come si scoraggiano questi comportamenti?
Lo strumento-ombrello, quello che sembra valere sempre, per tutto, è il multone: dal grande potere deterrente, poco impegnativo sul piano delle energie creative necessarie a pensarlo, ha lo svantaggio di richiedere un po' troppe forze di polizia per essere reso davvero operativo, e al limite diventa troppo costoso. Fra l'altro, i poveri poliziotti che lo fanno si creano anche una cattiva fama.
Probabilmente, invece, bisogna ricorrere ad altri strumenti e considerare che ciascuno di questi comportamenti ha bisogno di campagne mirate e specifiche. E qui vanno fatte altre due osservazioni. La prima è che non si possono proporre come comportamenti virtuosi robe al limite del fantozziano (dormire nel preservativo, isolarsi nell'iPod); in effetti, è piuttosto rischioso dividere i comportamenti in dannosi e virtuosi tout court, soprattutto quando gli ultimi sembrano ricondursi tutti ad una stilizzata raccomandazione a dormire. La seconda è che quando ci si impegna in una campagna simile si devono fare i conti prima di tutto con i comportamenti più a rischio, anche se meno visibili.
Certo, dice lei, molti comportamenti individuali in centro storico sono esasperanti. Nel senso comune, tali comportamenti sono attribuiti ai giovani che per antonomasia a Pisa sono studenti universitari. E, checché lei ne dica, una campagna volta a incidere sulle pratiche comuni e volta a stigmatizzare i comportamenti di certi giovani ignoti prende di mira, di fatto, noi studenti. In termini di popolazione residente probabilmente contiamo poco, ma oltre cinquantamila giovani su meno di novantamila residenti cominciano ad essere un numero interessante e, probabilmente, un punto di partenza imprescindibile per "equilibrare le diverse esigenze". Eviteremo però il solito argomento per cui "è facile sparare sugli studenti, tanto non votano mica per eleggere il sindaco". C'è ben altro in ballo.
A meno di non volere imporre il coprifuoco, infatti, non c'è modo di impedire alla gente di uscire nelle sere d'estate - che si tratti di residenti o meno. Inoltre, studi scientifici hanno dimostrato che, dopo una giornata di studio e di lavoro, l'essere umano tende a indugiare nello svago. Si può intercettare e organizzare questa naturale richiesta di svago o ignorarla e, se dà fastidio, reprimerla. In effetti, non è ben chiaro cosa il Comune abbia voluto affrontare. Se bastasse una vignetta per affrontare il problema dello spargimento di urine, ad Amsterdam non installerebbero centinaia di bagni chimici in tutte le piazze ogni estate, e a Parigi non avrebbero rivestito le pareti dei vicoli preferiti dai giovani incontinenti con delle lamine disegnate per... far rimbalzare il getto sull'incauto ometto. Ma, soprattutto, la pipì è il problema o solo il suo aspetto più visibile (o meglio, annusabile)? Importanti studi umanistici hanno poi dimostrato che tra "ignorare" e "affrontare" passa una certa differenza. Ad esempio, il Comune ha ignorato la richiesta di svago - e di svago di qualità. Il Comune ha ignorato che gli spazi universitari sono diventati meno fruibili. Il Comune ha ignorato lo spaccio di droghe pesanti. In una formula, il Comune ha ignorato quella che si chiama "riqualificazione del tempo libero". La gioventù avrà certo le sue ingiustificabili pecche, ma non è possibile neppure giustificare l'assenza di una proposta culturale accessibile e di una proposta sociale con un barlume di senso.
In tempi di magra e tagli ci guardiamo bene dal chiedere la luna, ma basterebbe molto poco per dare un volto alle sere e alle notti pisane. Possibilmente, non un volto contratto in una maschera di disprezzo e acredine, ma uno fatto di luoghi riconoscibili, un Giardino aperto, una Cittadella accessibile, un Bastione vissuto, degli spazi sociali autogestiti messi in condizione di realizzare i loro progetti. Dei conflitti ci saranno sempre, come ce ne sono tra il gestore di un cinema e i condomini del palazzo di fronte. Ma schierarsi unilateralmente senza articolare una proposta e, anzi, restringendola, è un atteggiamento da censore che si appoggia a miseri pretesti. E siccome ignora il problema credendo di affrontarlo, è destinato ad alzare il tiro e i toni per darsi l'aria di star facendo qualcosa. Prima dell'escalation, se non è troppo tardi, la volevamo gentilmente informare che non si può chiudere a chiave la notte.

Cordialmente,
il Network Giovani Pisa

P.S.: apprezziamo comunque moltissimo che si sia ribadito anche in quest'occasione che Pisa è una città gay-friendly e sessualmente libera. A voler essere pedanti, troviamo forse un po' troppo didascalica la scelta di voler trasmettere questo messaggio disegnando degli omini a forma di pene.

domenica 26 luglio 2009

Pisa bai bai

A giugno, in piene elezioni, il Comune di Pisa lancia una campagna sui "buoni comportamenti". Qualche migliaio di piccoli dépliant invade i locali del centro. Vi sono indicati i comportamenti da stigmatizzare e quelli da adottare.
Eccolo qui

Ci vuole un attimo, e il messaggio è immediatamente sovvertito. L'istinto di ogni studente capisce subito che dietro il tratto bonario da fumetto si nasconde la volontà di raccattare consensi rinfocolando ed esacerbando il conflitto tra studenti e residenti. Una risata ha seppellito quella serie di volantini; anzi, più d'una.
Le trovate qui, qui e anche qui

Lo spunto dunque era eccellente per fermare l'attenzione sulla socialità, sulla vivibilità, sulla comunicazione.
Il network ci ha provato così:
http://subvertising.noblogs.org/gallery/4357/DivietoPisa.pdf
e ha poi trasformato quel volantino in questo video



E ha poi insistito con un altro video:



Ancora oggi, pare, qualche commissione del consiglio comunale discute di regolamenti restrittivi sollecitati da improbabili comitati per il decoro urbano, l'ordine pubblico e il sonno della ragione. Probabilmente compito dell'amministrazione è conciliare le diverse esigenze della cittadinanza. Sarà... Noi, intanto, ci facciamo parziali e di parte e provvediamo a rappresentare più compiutamente i nostri - sì, generazionali e giovanili - di interessi. Perché, francamente, vederci descritti come ubriaconi che passano le notti a starnazzare e pisciare contro i muri ci sembra un po' troppo osé. Vorremmo che il Comune imparasse a fare i conti con l'enorme sproporzione demografica di questa città. Pisa è un posto unico in Italia: oltre metà della popolazione che la abita ha tra i 18 e i 28 anni (e risiede altrove). Che senso ha rappresentare noi giovani come portatori di casino? Si vuole scatenare una guerra generazionale basata sulle multe e la reclusione domiciliare? Vogliamo deportare gli under 30 in periferia così che il centro sia sicuro e tranquillo e freddo come il deserto di notte? Quale che sia l'intento del Comune, è fuori bersaglio. Addirittura è sbagliato, perché genera nuovo odio sociale - cosa di cui certo non si sente il bisogno.

domenica 5 aprile 2009

Erùderi - rierca, valutazione, lavoro e potere nell'università che cambia

Pisa, 21 e 22 aprile
Chiesa di Sant'Eufrasia, Via dei Mille [mappa]
Domus Mazziniana, via G. Mazzini 71 [mappa]




Martedì 21 aprile 2009 - Chiesa di Sant'Eufrasia
ore 17 – 19
Laboratorio pubblico di discussione delle relazioni in preparazione dei dibattiti

Mercoledì 22 aprile 2009 - Domus Mazziniana
ore 10.30 - apertura lavori
presenta e modera Marica Setaro; introduce Giovanni Zanotti (NetworkGiovani)

ore 11.00 - Statuto dei saperi umanistici
Adriano Prosperi (SNS) relatore
Ilaria Possenti (UniPi) discussant;


ore 11.40 - Formazione, lavoro, precarietà
Scipione Semeraro (Transform Italia) relatore
Giuseppe Marcocci (SNS) discussant;


ore 12.20 - primo dibattito
ore 13.20 - pausa pranzo

ore 15.30 - L'incidenza politica dei movimenti studenteschi
Anubi D'Avossa Lussurgiu (Liberazione) relatore
Giovanni Campolo (NetworkGiovani) discussant;


ore 16.10 - Entriamo nel merito: reclutamento e valutazione nelle scienze “dure” e nelle scienze umane
Alberto Tonini (UniFi) relatore
Francesca Di Donato (UniPi)discussant;


ore 16.50 - Il neoliberalismo e la trasformazione delle università
relazione di Remo Ceserani (Stanford University)
a seguire il secondo dibattito


ore 18.30 - snack equosolidale a cura del "Chicco di Senape"


L’Onda di questo autunno ha messo un freno democratico alla scriteriata volontà di smantellamento del sistema universitario. Ma se da un lato questo movimento è stata una delle punte massime della mobilitazione di opposizione al governo, rischia di trovare fra i suoi limiti l'incapacità di elaborare una pars construens che risponda davvero alla necessità di cambiamento del nostro sistema universitario.

A partire dal tentativo di articolare da sinistra una risposta all’analisi impietosa di Perotti, questo convegno vuole contribuire a strutturare una proposta complessiva di trasformazione riflettendo sul tema per eccellenza, quello dei rapporti di potere dentro le università, e sull’assente per eccellenza, cioè la difesa e l’importanza della ricerca umanistica.
I quattro tavoli, pertanto, si sforzeranno di ripensare questi due temi sia con dibattiti specifici che discutendo i nodi cruciali emersi nell’arena politica in questi mesi, come la valutazione e la precarietà della ricerca.
E’ stata scelta un’impostazione piuttosto rigorosa. I contributi dei relatori verranno resi disponibili alcuni giorni prima e discussi pubblicamente martedì 21 aprile. Ciò consentirà a chi partecipa di avere più tempo e più stimoli per intervenire ai dibattiti, mentre gli stessi contributi saranno esposti dai relatori e disaminati criticamente dai e dalle discussant nella giornata del 22.
Le relazioni su alcuni testi di riferimento, i link ai materiali usati e i contributi che via via arriveranno sono disponibili e in aggiornamento costante in questa pagina.


Bibliografia di riferimento (testi disponibili presso la libreria Tra le Righe):
Oligarchie, P. Viola, Donzelli 2005
L’università truccata, R. Perotti, Einaudi 2008
MicroMega - un’Onda vi seppellirà, AA.VV., 2008
Una Ikea di università, M. Ferraris, Raffaello Cortina 2009
Onda su onda, AA.VV., BFS 2009
Manifesto per l’università pubblica, AA.VV., DeriveApprodi 2009
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di A. Cammelli per AlmaLaurea 2007
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di E. Franzini, maggio 2007
"I saperi umanistici tra presente e futuro", relazione di E. Franzini, dicembre 2007
L’università senza condizione, J. Derrida e P.-A.Rovatti, Raffaello Cortina 2002
Homo academicus, P. Bourdieu, Les éditions de Minuit, 1984

si ringraziano


millepianieditori[chiocciola]millepiani.net

Libreria Tra le Righe
via Corsica 8 Pisa - 050830177

progetto grafico
L&L


[->visualizza il PDF su scribd]

(clicca per ingrandire il manifesto)

lunedì 10 novembre 2008

"alla festa della guerra non vogliamo partecipare"


POSSA LA SANTITA' DEL LAVORO REDENTO
FUGARE E UCCIDERE PER SEMPRE
IL SANGUINANTE SPETTRO DELLA GUERRA
PER NOI E PER TUTTE LE GENTI DEL MONDO.
QUESTA LA SPERANZA E LA MALEDIZIONE NOSTRA
CONTRO CHI LA GUERRA VOLLE E RISOGNA
(dal Monumento ai Caduti presso Tolentino (MC)
distrutto dal regime fascista nel 1922)


Con queste parole nel maggio del 1915 i socialisti italiani dichiaravano la propria contrarietà all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale.
Oggi il ministro della difesa, Ignazio La Russa, vuole riabilitare la memoria storica di quella guerra tornando a celebrare in occasione del 4 novembre i 90 anni della vittoria italiana contro l’Austria.
C’è forse qualcosa della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale di cui andare orgogliosi? Nel conflitto sono morti 650 mila uomini delle campagne e delle città di tutta Italia, e assieme a loro altri 10 milioni di giovani soldati di tutta Europa. Altrettanti furono i feriti, metà rimasero mutilati e invalidi. A questi si aggiungono 9 milioni di vittime civili, oltre mezzo milione in Italia.

Vittime delle grandi potenze, disposte a sacrificare milioni di persone per affermare le proprie ambizioni.
Vittime di quell’ideologia nazionalista che vedeva nella guerra uno strumento per soffocare le aspirazioni democratiche delle classi subalterne.

La prima guerra mondiale fu un affare. Le commesse di guerra fruttarono profitti così scandalosi che fu nominata una commissione di inchiesta parlamentare, prontamente sciolta dal fascismo dopo la marcia su Roma. E fu proprio il regime fascista a istituire il 4 novembre come festa che celebrava la vittoria sul defunto Impero Austro-Ungarico.

È questa l’idea di nazione che i militari italiani devono andare a insegnare nelle scuole? è per questa idea di nazione che oggi, mentre si tagliano i fondi alla scuola, si spendono sei milioni di euro per celebrare quella “vittoria”?
Vorremmo piuttosto che il 4 novembre più che un giorno di gloria, una parata d’orgoglio militarista, fosse un giorno di riflessione, un’occasione per riaffermare il nostro NO a tutte le guerre.

(Otto Dix, acquaforte dal ciclo Guerra)

"Maestà

inviamo a V.M. questa lettera per dirvi che finite questo macello inutile. Avete ben da dire voi , che è glorioso il morire per la Patria. E a noi sembra invece che siccome voi e i vostri porchi ministri che avete voluto la guerra che in prima linea potevate andarci voi e loro. Ma invece voi e i vostri mascalzoni ministri, restate indietro e ci mandate avanti noi poveri diavoli, con moglie e figli a casa, che ormai causa questa orribile guerra da voi voluta soffrono i poverini la fame! Viliacchi, spudorati Ubriaconi, Impestati, carnefici di carne umana, finitela che è tempo li volete uccidere tutti? Al fronte sono stanchi nell'interno soffrono la fame, dunque cosa volete? Vergognatevi, ma non vedete che non vincete, ma volete che vadino avanti lo stesso per ucciderli. Non vedete quanta strage di giovani e di padri di famiglia avete fatto, e non siete ancora contenti? Andateci voi o viliacchi col vostro corpo a difendere la vostra patria, e poi quando la vostra vita la vedete in pericolo, allora o porchi che siete tutti concluderete certamente la pace ad ogni costo. Noi per la patria
abbiamo sofferto abbastanza, e infine la nostra patria è la nostra casa, è la nostra famiglia, le nostre mogli, i nostri bambini. Quando ci avete uccisi tutti siete contento di vedere centinaia di migliaia di bambini privo di padre? E perché? per un vostro ambizioso spudorato capriccio."

(lettera di un soldato dal fronte)

mercoledì 29 ottobre 2008

THE CLASS

Ve l'avevamo promesso, ed eccolo.

THE CLASS

(vi diciamo solo: buona visione)



Questi i volti, i linguaggi e le emozioni da quel posto miracoloso dove l'istruzione si accompagna agli affetti...

...da quel convulso segmento di vita che ha segnato la crescita di tutte e tutti noi...

...da quell'agolo di spazio sociale che ancora si regge in piedi nonostante tutto.

Pubblica e libera, la scuola superiore si sforza ogni giorno di ritrovare il suo senso in un mondo che non dà tempo alla riflessione...

...mentre il compito di dare a chi la frequenta gli strumenti per leggere il mondo è affidato a pochi volenterosi il cui futuro è reso sempre più incerto, in un panorama a tinte fosche.

La scuola va avanti, si rimette in cammino dopo ogni mazzata, sempre più malconcia, sempre più stanca.

Non assistiamo immobili alla sua polverizzazione.
Partecipiamo al suo presente.
Diamo forma al suo futuro.

ideazione e soggetto
Network Giovani Pisa

riprese e montaggio
Olga Brucciani

musiche
Kalt#2 - Klrezroym
Sinnerman - Nina Simone
si ringraziano gli studenti
che si sono lasciati intervistare

questo video è copyleft
ne autorizziamo la riproduzione
dovunque e comunque
purché senza fini di lucro
né volontà di distorcerne il significato

venerdì 24 ottobre 2008

!ventimila!

(grazie a Giacomo per la vignetta, onore al compagno F per l'idea)

A Pisa è una giornata di cielo grigio che minaccia pioggia, e l'atmosfera s'intona alla disposizione d'animo di chi ha sfilato in difesa dell'università pubblica.
Lo scorso 8 ottobre un'assemblea di ateneo si era trasformata in un raduno di 3mila persone che in Piazza dei Cavalieri aveva dato inizio a una stagione di mobilitazione inedita, almeno quanto a partecipazione. In queste settimane il movimento ha occupato facoltà e autogestito aule, centinaia di persone hanno partecipato attivamente, spesso per la prima volta, alla vita politica del loro ateneo e di questo Paese. Assemblee, gruppi, tavoli di lavoro hanno dibattuto e spiegato alla città cosa significhi smantellare l'università pubblica - per gli studenti, per i ricercatori, per il personale, per l'economia della città, per il futuro di un paese che, senza cultura, è destinato a essere povero di democrazia e privo di futuro.
Il 23 ottobre il corso della città si trasforma in una strada pedonale a senso unico, un fiume di giovani che scorre verso il concentramento di quella che si rivelerà essere la più grossa manifestazione cittadina a memoria d'uomo.


(grazie a Emiliano Dovico, fotografo ufficiale della manifestazione in Sinistra Per...)

Ieri a Pisa abbiamo sfilato in più di 20mila, espressione di un movimento che finalmente è capace di parlare alla maggioranza delle persone, persone che si battono per i propri diritti, consapevoli che è in gioco il futuro. Ma il rischio per questo movimento è la frammentazione: non può esserci spazio per chi divide, così come non c'è spazio per le mediazioni con il governo. Questo movimento ha riempito le città; il suo flusso non può essere arginato né disperso, ma questa piena, per non perdersi in mille rivoli, deve puntare in alto, fare un salto di scala. Dobbiamo darci una prospettiva nazionale costruendo finalmente insieme una proposta politica articolata ma contemporaneamente unitaria, un laboratorio, una prospettiva che non solo ci dia un obiettivo ma che sappia arricchirsi della partecipazione della società civile per innestare nuovamente nel senso comune il binomio inscindibile di sapere e libertà.

___________________

ed ecco i nostri all'opera...

...con i cassonetti per la raccolta differenziata delle lauree in tutto il corso di Pisa...

...e gli annunci sulle statue, che risistemiamo dopo il diluvio di martedì :-(




che non si legge ma c'è scritto

23 ottobre
no alla 133
scolpitevelo
nella testa

sabato 18 ottobre 2008


CHI TAGLIA L'UNIVERSITA'
TAGLIA PISA



Manifestazioni, occupazioni, cortei, assemblee e lezioni in piazza. L’Università è in subbuglio da giorni. Studenti, ricercatori, precarie, professori: tutti dibattono e protestano.
Perché questa protesta riguarda anche la città? Il legame tra Pisa e la sua Università è ovvio. Inutile negare che spesso è anche conflittuale. Ma sta succedendo qualcosa che farà cambiare tutto ciò in peggio, per sempre.
Decine di migliaia di studenti, ogni giorno, spendono, mangiano, comprano, affittano. Migliaia di dipendenti fanno lo stesso con gli stipendi universitari, che in larga parte arrivano dallo stato. Se ci aggiungiamo l’edilizia universitaria e i convegni, possiamo stimare (al ribasso) in 500 milioni di euro i soldi che l’Università fa girare a Pisa ogni anno.
Questo è l’ovvio. Dietro ci sono il lavoro, le persone, le piccole attività economiche di chi vive grazie ad un’università pubblica, libera e di massa: copisterie, librerie, supermercati, case editrici, giornali. Altri stipendi, certo, ma anche altre attività culturali, incontri, dibattiti, musei, mostre, turisti. Per non dire dell’Ospedale e dei suoi specializzandi o delle imprese che fanno ricerca sfruttando i tirocinanti e gli stagisti.
Pur con molte contraddizioni, questo rende Pisa viva e ricca.
La legge 133, che sarà presto inclusa nella finanziaria, stravolge questo scenario. Mette il pubblico nelle mani di un privato che non c’è. Taglia i fondi. Smette di investire su Pisa e su decine di città universitarie italiane. Taglia il personale e farà pagare di più agli studenti e alle loro famiglie. Due cose che, sommate, li faranno scappare.
Certo, molte sono le cose da cambiare. Ma un’università malata si cura, mentre non c’è niente da fare una volta che l’università è morta.
La 133 uccide. Fermiamola.

GIOVEDÌ 23 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CITTADINA
CONCENTRAMENTO E PARTENZA
PIAZZA S. ANTONIO ORE 15

mercoledì 1 ottobre 2008

in the class

Ovvero come capire la scuola di oggi.

Stiamo producendo il primo documentario sulla scuola superiore Pre-Gelmini a Pisa.
Presto on-line il trailer e il backstage.

La notizia di pubblicazione verrà data in esclusiva da questo spazio.

Trepidate giovani!

venerdì 27 giugno 2008

AVANZI A SINISTRA

~presenta~

"le strade sono di chi ama"
venerdì 27 giugno ore 21,30

☺Piazza delle Vettovaglie ZTL ☻
Zona Temporaneamente Liberata

Andrea Appino e Matteo Anelli
♪♫♪ in concerto ♫♪♫
►la voce degli Zen Circus e il contrabbasso dei Gatti Mezzi presentano insieme◄
►un repertorio inedito e non di folk visionario◄

Ad appena un mese dal suo insediamento, il nuovo sindaco Filipescu, in sintonia con il clima nazionale e sul modello di Domenici e Cofferati, ha rilanciato la campagna per la militarizzazione e la desertificazione degli spazi urbani. Convinti che la sicurezza sociale non si produca con la repressione ma con l’apertura e la partecipazione delle piazze, noi giovani del Network chiamiamo tutt* a vivere le nostre città come spazi di aggregazione e produzione culturale, anziché luoghi di paura ed insicurezza.
Costruiamo insieme ZTL per dare voce alla nostra opposizione a chiunque voglia fare lo sceriffo e per mostrare al nuovo sindaco che solo insieme possiamo vivere in sicurezza.

La sera di venerdì 27 giugno il neonato gruppo di Avanzi a Sinistra e i Giovani Comunisti/e “invadono” Piazza delle Vettovaglie con il concerto dell'insolito duo Andea Appino (voce degli Zen Circus) e Matteo Anelli (contrabbasso dei Gatti Mezzi). L'obiettivo è di creare nella Piazza un evento culturale e politico nell'ottica di una riqualificazione degli spazi che sia anche una riqualificazione del tempo libero, in risposta alla logica delle opposte fazioni perseguita dall'amministrazione comunale nella gestione della res publica.

Piazza delle Vettovaglie è da molti giorni oggetto di un grande interesse mediatico. La si dipinge come sito di scontri, violenze, spaccio e, più in generale, degrado. Sul banco degli imputati sono stati trascinati tra gli altri anche il lungarno Guadalongo, Piazza La Pera e l’area delle mura in via Nino Bixio – per limitarci al centro città. All’allarmismo mediatico ha fatto seguito l’intervento della nuova amministrazione comunale che ha provveduto a militarizzare l’area. Non vogliamo negare che la convivenza tra chi abita presso una piazza e chi la vive di giorno e di notte sia una convivenza spesso difficile: gli interessi degli abitanti raramente coincidono con quelli di chi frequenta i locali e fa della piazza un luogo di ritrovo e svago. Ci domandiamo però se e quanto siano efficaci gli ultimi interventi messi a punto dal Sindaco e dalla Giunta.

L’orientamento degli interventi è ispirato alla cosiddetta Carta di Parma, sottoscritta da ventuno sindaci tra i quali Cofferati, Domenici e il nostro Filipescu. La Carta trasforma gli interessi presunti di una parte della cittadinanza in questioni di ordine pubblico da affrontare a colpi di divieti, fermi e arresti. Così facendo si nega ai non residenti la possibilità di usufruire di uno spazio pubblico, quale è la piazza, intrinsecamente destinato all’incontro. Peggio: così facendo l’amministrazione non fa che inasprire lo scontro tra due parti anziché perseguire una risoluzione costruttiva del conflitto fra le visioni in causa.

Non vogliamo rischiare di passare per una sinistra buonista che pensa di risolvere tutto a suon di dialoghi. Pensiamo invece che, analizzando con cautela ciascuno dei problemi, sia possibile attuare delle iniziative politiche in grado di migliorare questa città. Se Piazza delle Vettovaglie resta, come da troppi anni, fuori dalle iniziative del giugno pisano, se questi luoghi di ritrovo del centro e gli spazi abbandonati delle periferie non si riempiono di proposte culturali, di uno svago che non sia solo fine a se stesso, il “problema del degrado” è sempre destinato a riproporsi. Una politica e un’amministrazione che dividono la cittadinanza in fazioni estremizzando i conflitti e cavalcandone l’onda, sono una politica e un’amministrazione a loro volta degradanti, sempre alla ricerca di un “nemico sociale” da colpire per guadagnare i voti della parte interessata.

D'altronde quest'amministrazione è guidata da un sindaco che dipinge i mendicanti nelle vie del centro come coloro che “danno un'immagine negativa della città”, e al suo fianco sta un'assessora che, a dispetto dei suoi vuoti propositi di solidarietà, non fa una grinza quando la si chiama “Cioni in gonnella”. Così, mentre si preoccupano del decoro e dell'immagine, non si accorgono di aver scambiato la politica con il marketing, perché come tutti sappiamo “l'immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”, prodotto della cui effettiva bontà sembrano incapaci di curarsi.

venerdì 9 maggio 2008

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SABATO 07 06 2008
DIFENDI REBELDIA, L'ALTRA CITTA' CHE R-ESISTE
MANIFESTAZIONE CITTADINA
Concentramento ore 17:30 Piazza Sant'Antonio - conclusione in Piazza Carrara
con concerto degli Assalti Frontali

Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che credono e lavorano
quotidianamente perché un'altra città sia veramente possibile.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che non sono disposti ad
accettare quella restrizione della democrazia e dei diritti, che nel nostro
paese e nella nostra città si vuole realizzare.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che credono nella
partecipazione dal basso, nel quotidiano fare società, contro ogni guerra
globale permanente, contro il predominio del mercato, contro il razzismo,
contro la precarietà del lavoro e della vita, per il rispetto dell'equità
sociale, dei diritti e della salvaguardia ambientale.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che in questi anni hanno
lavorato con il Progetto Rebeldìa, l'hanno intercettato, hanno partecipato
ad iniziative ed assemblee, fatto spettacoli e concerti, o sono
semplicemente venuti a trascorrere una serata .
L'amministrazione comunale di fatto vuole cancellare questa esperienza e in
più di un anno e mezzo non ha mai dato nessuna risposta alle nostre
richieste di integrazione nell'area di via Battisti per garantire la
continuità, l'unità, la stabilità ed il radicamento territoriale delle
nostre attività. Si tratta, dunque, di un problema di volontà politica, di
come si intende il concetto stesso di riqualificazione di un'area della
città, di decidere su quali progetti si vuole investire. In questi giorni,
inoltre, si sta cercando di provare a stringere il cerchio contro di noi e
ci è stata recapita una lettera da parte della Cpt proprietaria dell'area in
cui si richiede di lasciare immediatamente lo stabile: in caso contrario si
provvederà con ogni mezzo necessario alla liberazione della stessa.
Per questo abbiamo deciso di convocare una grande manifestazione cittadina
per il 7 giugno a difesa del Progetto Rebeldìa. Il Progetto Rebeldìa non è
solo una rete di 27 associazioni, non è solo uno spazio sociale per decine
di attività, un luogo di incontro e produzione politica e culturale per
centinaia di soggetti. Il Progetto Rebeldìa è una pratica quotidiana di
cittadinanza, uno spazio pubblico ed includente, un luogo prezioso in una
società che divide, marginalizza e mette in concorrenza. Il Progetto
Rebeldìa vive e lavora nel quartiere della stazione, e qui vogliamo essere
integrati, perchè pensiamo di essere un fattore di riqualificazione
fondamentale in un contesto sociale desertificato, in una zona di frontiera.
Questa manifestazione vuole essere una occasione per l'altra città che non
si piega alle speculazioni edilizie, al lavoro nero, alla repressione nei
confronti dei migranti, per prendere parola, per continuare un cammino.
Questa manifestazione vuole essere l'occasione perché oggi i movimenti e le
reti sociali diffuse in città mandino un messaggio chiaro alla nuova
amministrazione guidata dal sindaco Filippeschi che inneggia alla tolleranza
zero, allo sgombero dei campi rom, al restringimento degli spazi sociali,
alla precarietà ed alle esternalizzazioni dei servizi, alla trasformazione
delle grandi aree pubbliche in residenze di lusso per una Pisa a misura solo
di pochi.
Noi pensiamo ad un'altra città fatta di luoghi aperti e corpi liberi di
circolare, dove l'invisibile diventa visibile. E' questa la città che
vogliamo a fronte di una Pisa sempre più povera nella capacità di garantire
realmente l'accesso ai servizi, alla scuola, alla sanità, alla casa. Non
vogliamo una città in mano agli imprenditori e ai grandi proprietari
immobiliari, che rischia di vedere il suo territorio sempre più devastato.
Vogliamo invece una città che si sviluppa grazie alla partecipazione, una
città di tutte e tutti coloro che la abitano, a cui devono essere
riconosciuti uguali diritti nella sostanza oltre che nella forma. La città
che noi stiamo costruendo investe sull'incontrarsi e mescolarsi delle
differenze, capace di rispondere ai bisogni della sua multiforme
cittadinanza; una città generosa delle sue strade e delle sue piazze, dei
suoi mille edifici di proprietà pubblica da sottrarre alla speculazione e
all'incuria, capace di aprire le scuole e le università ai quartieri,
impedendo la costruzione di ghetti e l'innalzarsi di muri tra chi vi abita,
lavora, studia, vive. Una città che pensa il proprio futuro in cui sia
riconosciuto che lo sviluppo culturale e il fermento artistico, necessari
per la crescita sociale e civile di una città e dei suoi cittadini, hanno
bisogno di spazi per poter nascere, crescere e arricchirsi.
Difendere Rebeldìa e vincere la battaglia perché il Progetto rimanga in via
Battisti è l'occasione per tutte e tutti noi per iniziare a costruire questa
città che non c'è.
Difendere Rebeldìa oggi significa schierarsi dalla parte degli ultimi, di
chi non ha riconosciuti i propri diritti e viene sempre più criminalizzato o
marginalizzato nei luoghi di lavoro e per le strade.
La nostra proposta è quella di ripartire dalla manifestazione del 7 giugno
per costruire un'altra idea di città, ripartire da un lavoro nei quartieri a
cominciare da quello dello stazione moltiplicando esperienze come quelle del
Progetto Rebeldìa che lì è e lì pensiamo che debba rimanere.
E' ora di prendere la parola, è il momento di scendere in piazza,
E' il nostro tempo, è il tempo di difendere il Progetto Rebeldìa.

Promuove
Progetto Rebeldía: Acklab - Africa Insieme - Babilon-mediateca -
CiboliberoKC - Chicco di senape - Ciclofficina - Cinemaltrove - Cinematic-
Distretto di Economia Solidale - El Comedor Estudiantil Giordano Liva -
Emergency Pisa - Equilibri Precari - Gruppo d'Acquisto Solidale Pisano -
LIPU-Pisa - Ingegneria Senza Frontiere - Caffetteria Critica Machu Picchu -
Mezclar-Ambulatorio migranti - ¡Mosquito!- Osservatorio Antiproibizionista -
Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía - Rebeldía Media Crew -
Rebeltheater - Scacchi Insorgenti - Gruppo TNT Lavoro non lavoro- Trinacria
Gio Family Underground Pisa

Per adesioni ed info:
rebeldia@inventati.org
www.rebeldia.net

martedì 11 marzo 2008

Sintesi del Programma della Sinistra- L'arcobaleno


1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza

Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà

I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito

Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti

Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.

5. Libertà e autodeterminazione femminile

Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

6. La pace, il disarmo

L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima

Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno

Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.

9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà

L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini. Inoltre La Sinistra L’Arcobaleno propone di abrogare la Fini-Giovanardi sulle droghe, superando in una prospettiva non proibizionista la normativa vigente.

10. La casa è un diritto, non una merce

Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

11. Convivenza, inclusione, cittadinanza

Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro

Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia

La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.

14. Una informazione libera, pluralista, democratica

L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.

Convocazione assemblea regionale network giovani -- 15 marzo 15.30

Car* compagn*,

è convocata per sabato 15 Marzo alle ore 15.30 al Progresso, l' assemblea regionale del network giovani. Sarà un' occasione per conoscerci ma anche per mettere in connessione le varie esperienze territoriali e soprattutto per costruire insieme il percorso di questo nuovo soggetto che dovrà essere capace di riscrivere a fondo le forme ed il lessico della politica. Per farlo è necessario che fin dai primi momenti della sua costruzione siano inclusi tutti i soggetti, singoli e collettivi, che stanno dentro a questo cammino e con cui sui territori abbiamo costruito e costruiamo percorsi ed iniziative. Vi prego quindi di invitare tutti coloro che riterrete opportuno per poter dar vita ad una discussione ampia e reale.

Un abbraccio
Alessandro Francesconi.