giovedì 30 luglio 2009
Lettera aperta all'Assessore
Siamo felici che la condivida.
Tra i suoi contatti, anche gli assessori.
Uno di loro gli ha risposto. Abbiamo colto lo spunto e scritto una lettera aperta, ripresa oggi da PisaNotizie (qui). La proponiamo per intero sul blog, qua sotto. Ovviamente non pubblichiamo la lettera dell'assessore per tenere un minimo di riservatezza (e vi rimandiamo all'articolo per leggere parte del contenuto) e perché, sebbene destinata a noi, era comunque indirizzata ad altri.
Per completezza, si sappia che anche un ex sindaco e la stazione Leopolda hanno fatto pervenire le loro risposte.
Ah, contrariamente a quanto riportato da Pisanotizie, non siamo la giovanile di SeL, ma ancora della defunta SinistraArcobaleno, che a Pisa ha pur sempre i suoi tre consiglieri comunali.
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Gentile assessore Forte,
ci è stata inoltrata l'e-mail con la replica alla nostra azione di adbusting sulla campagna del Comune "Pisa by night". Ci pare oltremodo opportuno cogliere questo spunto d'intelocuzione con una lettera aperta, giacché non c'è, nella nostra iniziativa, la mera volontà di denigrare gratuitamente quella campagna.
Al contrario, pensiamo che la convivenza civile e la qualità della vita siano temi da discutere con cura e modalità appropriate, perchè il wildiano "purché se ne parli" non è per noi sufficiente - o forse non siamo abbastanza dandy. È dunque d'obbligo sollevare importanti obiezioni a quanto fatto. Uno dei problemi di questa campagna è che afferma delle ovvietà - e lo fa a tratti in modo grottesco. Ovvietà che, in quanto tali, non c'era bisogno di affermare nei volantini e ribadire nella sua e-mail. Tutti sappiamo che non è né giusto, né civile, né bene né corretto parcheggiare in doppia fila e orinare contro i muri. Lo sa anche chi lo fa. Ripeterglielo, anche con un disegnino, non lo farà smettere. Ma come si scoraggiano questi comportamenti?
Lo strumento-ombrello, quello che sembra valere sempre, per tutto, è il multone: dal grande potere deterrente, poco impegnativo sul piano delle energie creative necessarie a pensarlo, ha lo svantaggio di richiedere un po' troppe forze di polizia per essere reso davvero operativo, e al limite diventa troppo costoso. Fra l'altro, i poveri poliziotti che lo fanno si creano anche una cattiva fama.
Probabilmente, invece, bisogna ricorrere ad altri strumenti e considerare che ciascuno di questi comportamenti ha bisogno di campagne mirate e specifiche. E qui vanno fatte altre due osservazioni. La prima è che non si possono proporre come comportamenti virtuosi robe al limite del fantozziano (dormire nel preservativo, isolarsi nell'iPod); in effetti, è piuttosto rischioso dividere i comportamenti in dannosi e virtuosi tout court, soprattutto quando gli ultimi sembrano ricondursi tutti ad una stilizzata raccomandazione a dormire. La seconda è che quando ci si impegna in una campagna simile si devono fare i conti prima di tutto con i comportamenti più a rischio, anche se meno visibili.
Certo, dice lei, molti comportamenti individuali in centro storico sono esasperanti. Nel senso comune, tali comportamenti sono attribuiti ai giovani che per antonomasia a Pisa sono studenti universitari. E, checché lei ne dica, una campagna volta a incidere sulle pratiche comuni e volta a stigmatizzare i comportamenti di certi giovani ignoti prende di mira, di fatto, noi studenti. In termini di popolazione residente probabilmente contiamo poco, ma oltre cinquantamila giovani su meno di novantamila residenti cominciano ad essere un numero interessante e, probabilmente, un punto di partenza imprescindibile per "equilibrare le diverse esigenze". Eviteremo però il solito argomento per cui "è facile sparare sugli studenti, tanto non votano mica per eleggere il sindaco". C'è ben altro in ballo.
A meno di non volere imporre il coprifuoco, infatti, non c'è modo di impedire alla gente di uscire nelle sere d'estate - che si tratti di residenti o meno. Inoltre, studi scientifici hanno dimostrato che, dopo una giornata di studio e di lavoro, l'essere umano tende a indugiare nello svago. Si può intercettare e organizzare questa naturale richiesta di svago o ignorarla e, se dà fastidio, reprimerla. In effetti, non è ben chiaro cosa il Comune abbia voluto affrontare. Se bastasse una vignetta per affrontare il problema dello spargimento di urine, ad Amsterdam non installerebbero centinaia di bagni chimici in tutte le piazze ogni estate, e a Parigi non avrebbero rivestito le pareti dei vicoli preferiti dai giovani incontinenti con delle lamine disegnate per... far rimbalzare il getto sull'incauto ometto. Ma, soprattutto, la pipì è il problema o solo il suo aspetto più visibile (o meglio, annusabile)? Importanti studi umanistici hanno poi dimostrato che tra "ignorare" e "affrontare" passa una certa differenza. Ad esempio, il Comune ha ignorato la richiesta di svago - e di svago di qualità. Il Comune ha ignorato che gli spazi universitari sono diventati meno fruibili. Il Comune ha ignorato lo spaccio di droghe pesanti. In una formula, il Comune ha ignorato quella che si chiama "riqualificazione del tempo libero". La gioventù avrà certo le sue ingiustificabili pecche, ma non è possibile neppure giustificare l'assenza di una proposta culturale accessibile e di una proposta sociale con un barlume di senso.
In tempi di magra e tagli ci guardiamo bene dal chiedere la luna, ma basterebbe molto poco per dare un volto alle sere e alle notti pisane. Possibilmente, non un volto contratto in una maschera di disprezzo e acredine, ma uno fatto di luoghi riconoscibili, un Giardino aperto, una Cittadella accessibile, un Bastione vissuto, degli spazi sociali autogestiti messi in condizione di realizzare i loro progetti. Dei conflitti ci saranno sempre, come ce ne sono tra il gestore di un cinema e i condomini del palazzo di fronte. Ma schierarsi unilateralmente senza articolare una proposta e, anzi, restringendola, è un atteggiamento da censore che si appoggia a miseri pretesti. E siccome ignora il problema credendo di affrontarlo, è destinato ad alzare il tiro e i toni per darsi l'aria di star facendo qualcosa. Prima dell'escalation, se non è troppo tardi, la volevamo gentilmente informare che non si può chiudere a chiave la notte.
Cordialmente,
il Network Giovani Pisa
P.S.: apprezziamo comunque moltissimo che si sia ribadito anche in quest'occasione che Pisa è una città gay-friendly e sessualmente libera. A voler essere pedanti, troviamo forse un po' troppo didascalica la scelta di voler trasmettere questo messaggio disegnando degli omini a forma di pene.
domenica 26 luglio 2009
Pisa bai bai
Eccolo qui
Ci vuole un attimo, e il messaggio è immediatamente sovvertito. L'istinto di ogni studente capisce subito che dietro il tratto bonario da fumetto si nasconde la volontà di raccattare consensi rinfocolando ed esacerbando il conflitto tra studenti e residenti. Una risata ha seppellito quella serie di volantini; anzi, più d'una.
Le trovate qui, qui e anche qui
Lo spunto dunque era eccellente per fermare l'attenzione sulla socialità, sulla vivibilità, sulla comunicazione.
Il network ci ha provato così:
http://subvertising.noblogs.org/gallery/4357/DivietoPisa.pdf
e ha poi trasformato quel volantino in questo video
E ha poi insistito con un altro video:
Ancora oggi, pare, qualche commissione del consiglio comunale discute di regolamenti restrittivi sollecitati da improbabili comitati per il decoro urbano, l'ordine pubblico e il sonno della ragione. Probabilmente compito dell'amministrazione è conciliare le diverse esigenze della cittadinanza. Sarà... Noi, intanto, ci facciamo parziali e di parte e provvediamo a rappresentare più compiutamente i nostri - sì, generazionali e giovanili - di interessi. Perché, francamente, vederci descritti come ubriaconi che passano le notti a starnazzare e pisciare contro i muri ci sembra un po' troppo osé. Vorremmo che il Comune imparasse a fare i conti con l'enorme sproporzione demografica di questa città. Pisa è un posto unico in Italia: oltre metà della popolazione che la abita ha tra i 18 e i 28 anni (e risiede altrove). Che senso ha rappresentare noi giovani come portatori di casino? Si vuole scatenare una guerra generazionale basata sulle multe e la reclusione domiciliare? Vogliamo deportare gli under 30 in periferia così che il centro sia sicuro e tranquillo e freddo come il deserto di notte? Quale che sia l'intento del Comune, è fuori bersaglio. Addirittura è sbagliato, perché genera nuovo odio sociale - cosa di cui certo non si sente il bisogno.
domenica 12 luglio 2009
Di nuovo in cammino alla ricerca delle storie dimenticate. Torna “La Lunga Marcia della Memoria”, l’evento promosso dall’associazione daSud che unisce arte, cultura e approfondimenti contro le mafie e per i diritti. L’edizione 2009 – dal 14 al 25 luglio con un'anteprima il 3 – sarà dedicata alle “strade e piazze antimafia”. Il 15 luglio 2009, alle 12 in contemporanea in tutt’Italia, associazioni, gruppi, comitati, artisti, semplici cittadini si daranno appuntamento con daSud e l’archivio web Stopndrangheta.it per riscrivere la toponomastica delle nostre città, con la simbolica intitolazione di strade, piazze e luoghi pubblici alle vittime innocenti della criminalità organizzata. Un nuovo mosaico della memoria antimafia: tutte le foto delle iniziative saranno pubblicate sul sito www.dasud.it, una mappa dell’Italia che non si rassegna. Conferenze, dibattiti, approfondimenti, spettacoli, performance, proiezioni saranno associati alle azioni sui territori. E l’Italia diventerà un grande palcoscenico contro le mafie.
giovedì 23 aprile 2009
Un bilancio diplomatico?
La partecipazione è stata naturalmente ristretta, in ragione del lavoro di studio ed elaborazione dei temi proposti - lavoro che ha richiesto moltissimo tempo a noi che l'abbiamo organizzato e a tutt_ coloro che ci hanno raggiunto lungo il percorso. Duole notare la scarsissima partecipazione degli esponenti di primo piano dell'Onda stessa, che nelle loro varie collocazioni politiche sono certo comprensibilmente impegnati e assorbiti dal momento elettorale.
Lo sforzo di metodo ha certamente premiato la qualità dell'incontro, consentendo ai e alle discussant di sviluppare e argomentare critiche assai costruttive e stimolando la formulazione di proposte pratiche mentre, contemporaneamente, si ponevano dei cunei entro la retorica politica di una certa sinistra sconfitta e si sollevavano interrogativi fondati capaci di riportare alla discussione e ripoliticizzare temi tabù come il "collo di bottiglia" o il rapporto tra valutazione e merito.
Lo svolgimento ci conferma la centralità del testo di Paolo Viola, Oligarchie, ma in un senso che non è solo analitico o metodologico. Se infatti il problema dell'autonomia dei saperi accademici e delle relazioni di potere - politiche e personali - va trattato inevitabilmente nella sua storicità, nella relazione con gli altri poteri, con il contesto locale e quello nazionale, nelle traiettorie degli individui che le tessono, c'è però in questo libro una sottile e pervasiva sensibilità emotiva che ricrea l'università come luogo dei vissuti personali, come destinataria di un legame affettivo verso un bene comune che non è "bene" nel senso corrente di oggetto, di merce, ma che lo è nel senso etico, in una sorta di empatia che trasferisce su chi la vive le sofferenze e le gioie di ciascuna università.
E' di questa pasta che è fatto il filo rosso che lega un'opera postuma a una generazione di ventenni, attraverso quei settantenni e quei quarantenni che rispecchiano momenti diversi e diversamente im/potenti del percorso accademico. A riprova di ciò è il tono degli scontri, avvenuti con la posatezza della riflessione e la durezza di una critica che è consapevole - in chi la muove e in chi l'accoglie - dei diversi linguaggi e delle diverse prospettive di vita e di visione tra generazioni.
Tutti i materiali, resi disponibili online nel corso del mese di aprile e completati dalle relazioni e discussioni ancora mancanti, saranno integrati nelle prossime settimane dalle sbobinature degli interventi non scritti, delle repliche e del dibattito. Ci auguriamo, nei prossimi mesi, di potere pubblicare gli atti online (con gli aggiornamenti e le rettifiche del caso).
P.S.: Ci è stata fregata una copia di "L'università senza condizioni". In effetti, siamo particolarmente felici del fatto che i libri siano tornati oggetto di culto e di furto. Però magari questo Robin Hood potrebbe anche prendere di mira Feltrinelli, non la nostra banda di sfigati. Grazie.
domenica 5 aprile 2009
Erùderi - rierca, valutazione, lavoro e potere nell'università che cambia
Chiesa di Sant'Eufrasia, Via dei Mille [mappa]
Domus Mazziniana, via G. Mazzini 71 [mappa]
Martedì 21 aprile 2009 - Chiesa di Sant'Eufrasia
ore 17 – 19
Laboratorio pubblico di discussione delle relazioni in preparazione dei dibattiti
Mercoledì 22 aprile 2009 - Domus Mazziniana
ore 10.30 - apertura lavori
presenta e modera Marica Setaro; introduce Giovanni Zanotti (NetworkGiovani)
ore 11.00 - Statuto dei saperi umanistici
Adriano Prosperi (SNS) relatore
Ilaria Possenti (UniPi) discussant;
ore 11.40 - Formazione, lavoro, precarietà
Scipione Semeraro (Transform Italia) relatore
Giuseppe Marcocci (SNS) discussant;
ore 12.20 - primo dibattito
ore 13.20 - pausa pranzo
ore 15.30 - L'incidenza politica dei movimenti studenteschi
Anubi D'Avossa Lussurgiu (Liberazione) relatore
Giovanni Campolo (NetworkGiovani) discussant;
ore 16.10 - Entriamo nel merito: reclutamento e valutazione nelle scienze “dure” e nelle scienze umane
Alberto Tonini (UniFi) relatore
Francesca Di Donato (UniPi)discussant;
ore 16.50 - Il neoliberalismo e la trasformazione delle università
relazione di Remo Ceserani (Stanford University)
a seguire il secondo dibattito
ore 18.30 - snack equosolidale a cura del "Chicco di Senape"
L’Onda di questo autunno ha messo un freno democratico alla scriteriata volontà di smantellamento del sistema universitario. Ma se da un lato questo movimento è stata una delle punte massime della mobilitazione di opposizione al governo, rischia di trovare fra i suoi limiti l'incapacità di elaborare una pars construens che risponda davvero alla necessità di cambiamento del nostro sistema universitario.
A partire dal tentativo di articolare da sinistra una risposta all’analisi impietosa di Perotti, questo convegno vuole contribuire a strutturare una proposta complessiva di trasformazione riflettendo sul tema per eccellenza, quello dei rapporti di potere dentro le università, e sull’assente per eccellenza, cioè la difesa e l’importanza della ricerca umanistica.
I quattro tavoli, pertanto, si sforzeranno di ripensare questi due temi sia con dibattiti specifici che discutendo i nodi cruciali emersi nell’arena politica in questi mesi, come la valutazione e la precarietà della ricerca.
E’ stata scelta un’impostazione piuttosto rigorosa. I contributi dei relatori verranno resi disponibili alcuni giorni prima e discussi pubblicamente martedì 21 aprile. Ciò consentirà a chi partecipa di avere più tempo e più stimoli per intervenire ai dibattiti, mentre gli stessi contributi saranno esposti dai relatori e disaminati criticamente dai e dalle discussant nella giornata del 22.
Le relazioni su alcuni testi di riferimento, i link ai materiali usati e i contributi che via via arriveranno sono disponibili e in aggiornamento costante in questa pagina.
Oligarchie, P. Viola, Donzelli 2005
L’università truccata, R. Perotti, Einaudi 2008
MicroMega - un’Onda vi seppellirà, AA.VV., 2008
Una Ikea di università, M. Ferraris, Raffaello Cortina 2009
Onda su onda, AA.VV., BFS 2009
Manifesto per l’università pubblica, AA.VV., DeriveApprodi 2009
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di A. Cammelli per AlmaLaurea 2007
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di E. Franzini, maggio 2007
"I saperi umanistici tra presente e futuro", relazione di E. Franzini, dicembre 2007
L’università senza condizione, J. Derrida e P.-A.Rovatti, Raffaello Cortina 2002
Homo academicus, P. Bourdieu, Les éditions de Minuit, 1984
si ringraziano
millepianieditori[chiocciola]millepiani.net
Libreria Tra le Righevia Corsica 8 Pisa - 050830177
progetto grafico
L&L

[->visualizza il PDF su scribd]
sabato 4 aprile 2009
Erùderi - link a testi e fonti
Potete segnalare altro materiale (e relativi link) nello spazio dei commenti.
Provvederemo ad integrare il più celermente possibile.
Letture
Paolo Viola, Oligarchie [scheda di lettura]
Roberto Perotti, L'unversità truccata [scheda di lettura]
Stanley Fish, Neoliberalism and Higher Education [parte 1; parte 2; traduzioni a impronta trad. 1; trad. 2]
da MicroMega 12/08 - Un'Onda vi seppellirà
Rivolta o ideologia? di Paolo Flores D'Arcais [link al testo completo]
La ricerca malata (Sylos Labini - Zapperi) [link alla sintesi; analisi e proposte di Sylos Labini e Zapperi]
Tavola rotonda/1 - L'università che vogliamo [link alla sintesi]
Tavola rotonda/2 - L'Onda e la politica [link al testo completo]
Flessibilità e istruzione: Una risposta a Bauman [link al testo completo, per gentile concessione dell'autrice]
Sullo statuto dei saperi umanistici
I saperi umanistici [scheda di discussione]
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di A. Cammelli per AlmaLaurea 2007 [webpage; rapporto PDF; diapositive e grafici PDF]
"I saperi umanistici nell’università che cambia", relazione di E. Franzini, maggio 2007 [PDF]
"I saperi umanistici tra presente e futuro", relazione di E. Franzini, dicembre 2007 [PDF]
Documenti dell'assemblea nazionale del 15 e 16 novembre
[PDF: Intro / Didattica / Welfare / Ricerca]
Testi di legge&dintorni
La legge 01/2009 (DL 133) [testo completo di conversione]
DM per il "completamento delle commissioni concorsuali" [scarica PDF]
Il ddl Valditara [testo proposto; PDF; iter al Senato]
RELAZIONI
Relazione introduttiva del Network [link al testo]
Relazione di Scipione Semeraro [link al testo]
Discussione di Giuseppe Marcocci [link al testo; visualizza il PDF]
Relazione di Anubi D'Avossa Lussurgiu [link al testo]
Relazione del dott. Alberto Tonini [presentazione PPT; Rapporto Finale del gruppo di lavoro sulla valutazione della ricerca e della didattica della facoltà di Scienze Politiche di Firenze per gentile concessione degli autori]
Discussione della dott. Francesca Di Donato [visualizza il PDF]
Presentazione dell'intervento del prof. Ceserani [scarica il file PPT compresso; visualizza il PDF]
giovedì 12 marzo 2009
Festaaaaaa!

per l'autofinanziamento del convegno, che forse si terrà il 2 aprile
giovedì 5 febbraio 2009
Perotti, Peroni, Perrault
R. Perotti, L’università truccata, Torino, Einaudi, 2008 [ovvero, la consequenzialità del Male]
“Non è dalla generosità del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla valutazione che essi fanno dei propri interessi”. (A. Smith, La ricchezza delle nazioni)
“Siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e l’economia politica (in generale la società fondata sull’interesse privato) conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica” (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici)
Introduzione, pp. 3-18 [l’annuncio solenne della Panacea]
I mali dell’università…
(studenti fuori corso, proliferazione di sedi, promozioni ope legis, gerontocrazia, corsi di laurea sull’Allevamento e l’Igiene del Cane e del Gatto, laurea honoris causa a Valentino Rossi, concorsi truffaldini, clientelismo etc. etc. etc.)
…e le soluzioni invocate abitualmente
appelli a norme più razionali
appelli alla magistratura
appelli al civismo
1) l’obiezione del Nostro: “Le degenerazioni non sono dovute all’assenza di regole, ma all’esatto contrario: proprio con l’intento di combattere i comportamenti devianti, l’università italiana ha accumulato una incredibile quantità di norme, leggi e leggine, ognuna destinata a impedire i sotterfugi che aggirano la precedente, e ognuna destinata a sua volta a essere aggirata, creando nel frattempo ulteriori spazi per la corruzione” (p. 6 )
2) il messaggio del Nostro:
a) “il primo messaggio centrale”: “gli incentivi, non le regole, potranno cambiare la nostra università” (p. 10; cfr. p. 79: “in mancanza di incentivi appropriati, le regole sono fatte per essere aggirate”)
b) “il secondo messaggio centrale”: la centralità della ricerca: “fare ricerca è condizione necessaria, e in gran parte sufficiente, per una università di successo” (p. 15, corsivo aggiunto)
3) lo stratagemma del Nostro: “introduciamo più concorrenza e gli incentivi corretti, e gli altri problemi si risolveranno in gran parte da soli” (p. 15)
4) il fine supremo del Nostro: la produzione di eccellenza. “Il costo dell’uniformità è la mediocrità generale. L’unico modo di avere qualche punta di eccellenza è di concentrare le risorse finanziarie e il capitale umano in poche istituzioni. […] L’università è diversa dal liceo proprio perché il suo compito è promuovere e coltivare le eccellenze, sia tra i ricercatori sia tra gli studenti” (p. 13)
5) e, per finire, la Weltanschauung del Nostro: “un sistema alternativo basato sugli incentivi e [l’avreste detto?] sull’interesse egoistico degli individui” (p. 18; corsivo aggiunto, ovviamente)
Cap. III, I falsi miti dell’università italiana, pp. 35-72 [ancora un po’ di pars destruens]
Non è vero che:
in Italia si spende poco per l’università (calcolo degli studenti a tempo pieno vs calcolo del totale degli studenti)
la ricerca italiana è all’avanguardia (gli indicatori bibliometrici, qualitativi e quantitativi, lo negano)
nepotismo e baronaggio sono fenomeni circoscritti (basta guardarsi intorno)
l’università gratuita per tutti è egualitaria (le tasse dei poveri pagano l’università ai ricchi, anziché fare asili nido; il sistema non è né equo né efficiente)
Cap. V, Una proposta di riforma, pp. 92-126 [finalmente, la Panacea]
Principio fondamentale: “le risorse seguano la qualità” (a livello di individui e di atenei).
Come? Un’allocazione centralizzata delle risorse sulla base di una valutazione centralizzata centralizzerebbe tutto un po’ troppo (pp. 93-97). Perciò non resta che affidarsi al consumatore.
Quindi: alzare molto le rette universitarie: il consumatore finanzia direttamente il produttore, stimolando la concorrenza (pp. 97-101)
Nuovi problemi che si creano: (provate a risolverli: le soluzioni in fondo alla pagina*)
e gli studenti poveri?
e gli studenti che abitano lontano dalle università migliori? [il Mezzogiorno, tanto per dire]
se lo stato finanzia i poveri, chi impedirà che le università impongano rette esorbitanti?
perché lo studente dovrebbe essere incentivato a scegliere le università migliori, se tanto alla fine i titoli di studio si equivalgono?
come evitare che gli studenti si accalchino nelle università migliori?
chi garantisce che i professori migliori confluiranno nelle università migliori?
gli atenei in competizione non useranno i concorsi per ostacolarsi a vicenda?
la didattica centralizzata non sarà un ostacolo alla competizione?
Vecchi problemi che si risolvono – secondo il Nostro (scoprite perché):
l’alchimia ideale della didattica (3+2, 1+2+2 etc.)
il rapporto università-imprese
la Scienza del Cane e del Gatto, la sede decentrata a Tempio Pausania, la laurea a Vasco etc.
i fuori corso
la governance
la bassa internazionalizzazione (brain drain, brain gain)
la piramide rovesciata (troppi ordinari, pochi ricercatori = molti matusalemmi, poche assunzioni)
etc. etc. etc. etc. etc. etc. [per ogni “etc.”, aumenta il grado di potenza mistica della Panacea]
In sintesi: senza la Panacea, non si risolveranno mai “i tre eterni problemi dell’università italiana”, cioè “il reclutamento, la valutazione, e la remunerazione dei docenti”. Infatti, dice il Nostro, “in tutti e tre i casi, vi è un dilemma di fondo comune. Nel sistema attuale questo dilemma non ha soluzione […] ” (p. 157). Si tratta del “conflitto insolubile tra esigenza di rispettare l’autonomia dei singoli atenei e la necessità di imporre regole e controlli centrali per evitare abusi” (p. 164). Non fa una grinza.
Ma… (suggerimenti per la discussione critica)
Qual è l’“assunzione valutativa fondamentale” del Nostro? Cioè, qual è il fine assoluto a cui ogni altro si subordina? Cosa deve fare secondo lui, anzitutto, l’università?
Cosa si beneficia e cosa si sacrifica nel modello suggerito dalla Panacea?
Qual è l’assunto teorico a partire dal quale soltanto ha senso una critica della Panacea?
[il Domandone] Si può criticare la pars construens senza sottovalutare la pars destruens? Come?
(N.B. Questi sono interrogativi di principio, fondati sul presupposto, contestato da alcuni, che i dati empirici del Nostro siano giusti. Ma anche se qualcosa fosse inesatto, la mia impressione è che la pars destruens in sostanza sia azzeccata. E qui casca l’asino, ovvero, qui cominciano per noi i cazzi amari.)
*Soluzioni: a) prestiti d’onore condizionati al reddito (p. 103); b) sussidi alla mobilità studentesca (p. 101) [a) e b) vengono finanziati dal taglio del F.F.O. conseguente all’innalzamento delle tasse: riforma a costo zero]; c) regolamentazione di massima per macrofasce di qualità (p. 109); d) abolizione del valore legale del titolo di studio (p. 119); e) numeri chiusi a gogò (p. 121); f) liberalizzare gli stipendi (p. 110); g) liberalizzare le assunzioni (abolire i concorsi – p. 113); h) liberalizzare la didattica (p. 117). Notare che ognuno di questi punti implica necessariamente tutti gli altri.
lunedì 24 novembre 2008
Ricostruire la Sinistra a partire dai confliti sociali
Martedì 25 Novembre ore 21.30
Università della Terza Età
Pontedera (PI)
Assemblea Pubblica per la presentazione di
"Bellaciao - Associazione per la Sinistra"
Mauro Faticanti
Segretario regionale FIOM CGIL
Giovanni Campolo
Studente universitario - Network Giovani Pisa
Un Firmatario dell'Appello nazionale dei 100 "Per la sinistra"
Sentiamo il bisogno di una Sinistra popolare, forte, unita, con un progetto consapevole di una società diversa, con lo sguardo rivolto al futuro. Tanto più oggi, mentre riparte un movimento di giovani, genitori e docenti in difesa dell'Università e della scuola pubblica; sale la richiesta di uno sciopero generale perché non siano i lavoratori a pagare il costo della crisi economica; cresce la preoccupazione per il diffondersi di idee razziste e di nuove discriminazioni alimentate anche dal governo della destra; si rafforza la consapevolezza della necessità di impegnarsi per l'ambiente e i beni comuni.
Siamo convinti che una Sinistra rinnovata possa ripartire non per decisione dei gruppi dirigenti nazionali – come si è cercato di fare con la Sinistra Arcobaleno – ma dall'iniziativa diretta dei singoli e dei territori. Per questo abbiamo deciso anche a Pontedera, come ormai in molte altre realtà, di costituire un'associazione culturale e politica per la sinistra
L'associazione Bella ciao - Associazione per la Sinistra si ispira ai valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana, considerandosi parte della storia della sinistra plurale e dell'esperienza del movimento contro la disastrosa globalizzazione neo-capitalista; nella convinzione che, per opporsi alle inedite forme di sfruttamento del lavoro e di distruzione delle risorse del pianeta da parte del capitalismo liberista, abbiamo bisogno di parole e di pratiche nuove.
L'associazione avrà anche lo scopo di offrire un luogo fisico – una "casa comune"– in cui trovi spazio chiunque agisca per scopi di solidarietà sociale – singoli, gruppi informali, aggregazioni giovanili.
L'associazione si rapporterà con i movimenti e i partiti della Sinistra riconoscendone il ruolo e mantenendo la propria piena autonomia, secondo i principi del pluralismo e dell'adesione individuale di tutte e tutti coloro che ne condividono le finalità.
Chiediamo a tutte e tutti coloro che condividono le nostre idee di aderire all'associazione, di partecipare all'assemblea, di contribuire attivamente fin dall'inizio del nostro percorso.
mercoledì 19 novembre 2008
Le spine senza le rose
Ora io mi chiedo, e chiedo a te, ma le spine dove stanno?
Già.
La rosa senza spine e le spine senza rose.
Mah.
Mi prende la perplessità. Insomma, voglio dire: bisogna controllare, tante volte uno sulle spine ci cascasse. Sai che male? Alla fine mi son messo a cercare, ché dal dubbio non dormivo. Finché una sera, furtivo, aggiro il prestigiatore e quatto quatto nel retro m'infilo.
Stupore!
Delle spine non c'è traccia.
Ohibò, penso, e Alla faccia!
questo è proprio uno stregone,
altro che prestigiatore!
Così però mi prende il timore che lo stregone m'abbia visto coi poteri, gli occhi dietro la testa o quelli di un topo amico tra le pieghe del tendone. Vabbe', mi dico, tanto fuori fanno festa e il danno è fatto: tanto vale pedalare, continuare a rischiare, indagare, spiare e magari riuscire a copiare 'sta magia della rosa senza spine.
È tutto un caos di pozioni e flaconi, fusti e bidoni, casse e cassoni. Ma spine niente. Non una in terra, dietro un fiasco, su di un alambicco, nel pestello. Né però trovo le rose. Magari un petaluzzo, una fogliolina, stami, pollini o boccioli. Niente.
Ma allora ditelo no? è un prodigio! non c'è trucco e non c'è inganno! Signore e signori, lui dal nulla crea le rose senza spine! Due dosi d'ingredienti et voilà, una rosa apparirà.
Ma che usa che usa che userà mai questo stregone? E mi metto lì a rovistare tra i volumi, ci saranno pagine di incantesimi, ricette di magia, apritisesami e abracadabre. Trovo elisir di gioia e fiaschette di godimento, mantelli dello splendore e stoffa delle tasche piene, c'è il minimarket delle meraviglie - per chi se le può permettere, beninteso.
Ma io voglio gl'ingredienti!
Eccola lì, la cassa di ferro vellultato con scritto INGREDIENTI spalancata davanti ai miei occhi mentre lui è fuori a fare i suoi prodigi e intascar quattrini. Piena di barattoli, con le componenti base della magia davanti a me. Li tiro fuori uno dopo l'altro, incredulo, sempre più stupito.
E poi nel secondo, a grana fine, polvere di contratto, biancastra e fragile.
Il terzo è grosso e pesante, sembra petrolio ma vibra come un fischietto. Leggo:
distillato di paura nel buio urbano desolato
Col cuore in gola continuo, un barattolo che ronza e fischia e trema sembra vuoto, l'apro. È eco di grida domestiche. Ho i brividi al cuore.
Ci sono fumi di speranze infrante. Nella scatola di legno trovo cuore di mamma, a pezzettini. Ecco brandelli del morto bianco. Stillicidio del degente. Succo di cervello in cattività. Raccolti su uno schermo trovo gli occhi di bambina incantata. E questa lunga striscia, che non capisco che sia... sessanta centimetri di vita.
Ceneri d'accampamento.
Ultima esalazione di pensionato strozzato.
Vapori di risparmi.
Essenza di affetti stroncati.
Eccoli gli ingredienti della gioia dello stregone.
Quante spine per un trucco da prestigiatore.
lunedì 10 novembre 2008
"alla festa della guerra non vogliamo partecipare"
POSSA LA SANTITA' DEL LAVORO REDENTO
FUGARE E UCCIDERE PER SEMPRE
IL SANGUINANTE SPETTRO DELLA GUERRA
PER NOI E PER TUTTE LE GENTI DEL MONDO.
QUESTA LA SPERANZA E LA MALEDIZIONE NOSTRA
CONTRO CHI LA GUERRA VOLLE E RISOGNA
(dal Monumento ai Caduti presso Tolentino (MC)
distrutto dal regime fascista nel 1922)
Oggi il ministro della difesa, Ignazio La Russa, vuole riabilitare la memoria storica di quella guerra tornando a celebrare in occasione del 4 novembre i 90 anni della vittoria italiana contro l’Austria.
C’è forse qualcosa della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale di cui andare orgogliosi? Nel conflitto sono morti 650 mila uomini delle campagne e delle città di tutta Italia, e assieme a loro altri 10 milioni di giovani soldati di tutta Europa. Altrettanti furono i feriti, metà rimasero mutilati e invalidi. A questi si aggiungono 9 milioni di vittime civili, oltre mezzo milione in Italia.
Vittime delle grandi potenze, disposte a sacrificare milioni di persone per affermare le proprie ambizioni.
Vittime di quell’ideologia nazionalista che vedeva nella guerra uno strumento per soffocare le aspirazioni democratiche delle classi subalterne.
La prima guerra mondiale fu un affare. Le commesse di guerra fruttarono profitti così scandalosi che fu nominata una commissione di inchiesta parlamentare, prontamente sciolta dal fascismo dopo la marcia su Roma. E fu proprio il regime fascista a istituire il 4 novembre come festa che celebrava la vittoria sul defunto Impero Austro-Ungarico.
È questa l’idea di nazione che i militari italiani devono andare a insegnare nelle scuole? è per questa idea di nazione che oggi, mentre si tagliano i fondi alla scuola, si spendono sei milioni di euro per celebrare quella “vittoria”?
Vorremmo piuttosto che il 4 novembre più che un giorno di gloria, una parata d’orgoglio militarista, fosse un giorno di riflessione, un’occasione per riaffermare il nostro NO a tutte le guerre.
"Maestà
inviamo a V.M. questa lettera per dirvi che finite questo macello inutile. Avete ben da dire voi , che è glorioso il morire per la Patria. E a noi sembra invece che siccome voi e i vostri porchi ministri che avete voluto la guerra che in prima linea potevate andarci voi e loro. Ma invece voi e i vostri mascalzoni ministri, restate indietro e ci mandate avanti noi poveri diavoli, con moglie e figli a casa, che ormai causa questa orribile guerra da voi voluta soffrono i poverini la fame! Viliacchi, spudorati Ubriaconi, Impestati, carnefici di carne umana, finitela che è tempo li volete uccidere tutti? Al fronte sono stanchi nell'interno soffrono la fame, dunque cosa volete? Vergognatevi, ma non vedete che non vincete, ma volete che vadino avanti lo stesso per ucciderli. Non vedete quanta strage di giovani e di padri di famiglia avete fatto, e non siete ancora contenti? Andateci voi o viliacchi col vostro corpo a difendere la vostra patria, e poi quando la vostra vita la vedete in pericolo, allora o porchi che siete tutti concluderete certamente la pace ad ogni costo. Noi per la patria
abbiamo sofferto abbastanza, e infine la nostra patria è la nostra casa, è la nostra famiglia, le nostre mogli, i nostri bambini. Quando ci avete uccisi tutti siete contento di vedere centinaia di migliaia di bambini privo di padre? E perché? per un vostro ambizioso spudorato capriccio."
(lettera di un soldato dal fronte)
mercoledì 29 ottobre 2008
THE CLASS
(vi diciamo solo: buona visione)
...da quel convulso segmento di vita che ha segnato la crescita di tutte e tutti noi...
...da quell'agolo di spazio sociale che ancora si regge in piedi nonostante tutto.
Pubblica e libera, la scuola superiore si sforza ogni giorno di ritrovare il suo senso in un mondo che non dà tempo alla riflessione...
...mentre il compito di dare a chi la frequenta gli strumenti per leggere il mondo è affidato a pochi volenterosi il cui futuro è reso sempre più incerto, in un panorama a tinte fosche.
La scuola va avanti, si rimette in cammino dopo ogni mazzata, sempre più malconcia, sempre più stanca.
Non assistiamo immobili alla sua polverizzazione.
Partecipiamo al suo presente.
Diamo forma al suo futuro.
Network Giovani Pisa
riprese e montaggio
Olga Brucciani
musiche
Kalt#2 - Klrezroym
Sinnerman - Nina Simone
che si sono lasciati intervistare
questo video è copyleft
ne autorizziamo la riproduzione
dovunque e comunque
purché senza fini di lucro
né volontà di distorcerne il significato
venerdì 24 ottobre 2008
!ventimila!
Il 23 ottobre il corso della città si trasforma in una strada pedonale a senso unico, un fiume di giovani che scorre verso il concentramento di quella che si rivelerà essere la più grossa manifestazione cittadina a memoria d'uomo.
Ieri a Pisa abbiamo sfilato in più di 20mila, espressione di un movimento che finalmente è capace di parlare alla maggioranza delle persone, persone che si battono per i propri diritti, consapevoli che è in gioco il futuro. Ma il rischio per questo movimento è la frammentazione: non può esserci spazio per chi divide, così come non c'è spazio per le mediazioni con il governo. Questo movimento ha riempito le città; il suo flusso non può essere arginato né disperso, ma questa piena, per non perdersi in mille rivoli, deve puntare in alto, fare un salto di scala. Dobbiamo darci una prospettiva nazionale costruendo finalmente insieme una proposta politica articolata ma contemporaneamente unitaria, un laboratorio, una prospettiva che non solo ci dia un obiettivo ma che sappia arricchirsi della partecipazione della società civile per innestare nuovamente nel senso comune il binomio inscindibile di sapere e libertà.
ed ecco i nostri all'opera...



sabato 18 ottobre 2008
TAGLIA PISA

Perché questa protesta riguarda anche la città? Il legame tra Pisa e la sua Università è ovvio. Inutile negare che spesso è anche conflittuale. Ma sta succedendo qualcosa che farà cambiare tutto ciò in peggio, per sempre.
Decine di migliaia di studenti, ogni giorno, spendono, mangiano, comprano, affittano. Migliaia di dipendenti fanno lo stesso con gli stipendi universitari, che in larga parte arrivano dallo stato. Se ci aggiungiamo l’edilizia universitaria e i convegni, possiamo stimare (al ribasso) in 500 milioni di euro i soldi che l’Università fa girare a Pisa ogni anno.
Questo è l’ovvio. Dietro ci sono il lavoro, le persone, le piccole attività economiche di chi vive grazie ad un’università pubblica, libera e di massa: copisterie, librerie, supermercati, case editrici, giornali. Altri stipendi, certo, ma anche altre attività culturali, incontri, dibattiti, musei, mostre, turisti. Per non dire dell’Ospedale e dei suoi specializzandi o delle imprese che fanno ricerca sfruttando i tirocinanti e gli stagisti.
Pur con molte contraddizioni, questo rende Pisa viva e ricca.
La legge 133, che sarà presto inclusa nella finanziaria, stravolge questo scenario. Mette il pubblico nelle mani di un privato che non c’è. Taglia i fondi. Smette di investire su Pisa e su decine di città universitarie italiane. Taglia il personale e farà pagare di più agli studenti e alle loro famiglie. Due cose che, sommate, li faranno scappare.
Certo, molte sono le cose da cambiare. Ma un’università malata si cura, mentre non c’è niente da fare una volta che l’università è morta.
GIOVEDÌ 23 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CITTADINA
CONCENTRAMENTO E PARTENZA
PIAZZA S. ANTONIO ORE 15
lunedì 13 ottobre 2008
Chi siamo?
Meglio allora lasciare che siate voi a farvi un'idea di chi siamo se vi raccontiamo cosa facciamo e come lo facciamo.
Il nostro network sta crescendo principalmente come laboratorio. Come in un laboratorio facciamo analisi politiche e sperimentiamo pratiche. Come in un laboratorio, che cerca rigore nel metodo e confronto con gli esperimenti altrui, ci interroghiamo sempre sul nostro modo di fare (politica) partendo dal confronto con gli approcci (politici) dei soggetti a noi più vicini o affini, in quell'area "generica" che si può designare come "sinistra".
Sperimentare e confrontarsi ha significato e significa mettere da parte numerose pregiudiziali (di tessera, di otodossia, di partito). Ciò non è né facile né immediatamente chiaro, neppure per noi stess_. Ciò ci rende un soggetto fluido e amorfo con il quale - ce ne rendiamo conto - non è facile né scontato cooperare. In una fase storica che ha messo a nudo le debolezze della tradizione marxista nella sua espressione istituzionale, abbiamo scelto di mettere in secondo piano il dibattito interno e intestino per ridare fiato e senso ad una pratica politica che si scontra con un senso comune diffusamente impolitico quando non chiaramente di destra e antisociale. L'ambizione di massima è quella di rigenerare il sociale, di riorientarlo, di ripoliticizzarlo. L'autoformazione, l'inchiesta, il tentare nuove forme di comunicazione, la presa d'atto della nostra parzialità generazionale sono gli strumenti che stiamo cercando di (ri)darci per sfidare lo sfacelo. Senza nessuna garanzia né certezza, ma con il dubbio ostinato e la speranza incrollabile che l'inquietudine suscitata in noi dalla vista dell'oggi e dalla prospettiva lugubre del domani possa tradursi in una partecipazione sensata a questo oggi per cambiare le regole che danno forma al domani.
Lungi dalla vittoria, intanto lottiamo.
{ci riuniamo tutti i mercoledì alle 21,15 in via Battichiodi 6 c/o il circolo PisaCentro del PRC}
►info: networkgiovanipisa [@] gmail [punto] com
mercoledì 1 ottobre 2008
in the class
Stiamo producendo il primo documentario sulla scuola superiore Pre-Gelmini a Pisa.
Presto on-line il trailer e il backstage.
La notizia di pubblicazione verrà data in esclusiva da questo spazio.
Trepidate giovani!
lunedì 1 settembre 2008
Finita l'estate si torna al lavoro!
ricomincia l'attività del network per cercare di fare la nostra parte nella trasformazione delle contraddizioni di questo paese in possibilità di miglioramento delle nostre condizioni di vita.
Razzismo, precarietà, perdita potere d'acquisto, disciminazioni, prepotenze da parte dei potenti contro i subalterni, un governo sempre più autoritario e violento, un opposzione sempre più inutile e inefficace, non possono vederci isolati e separati nell'affrontare le difficoltà della vita!
Problemi comuni si affrontano assieme, perché solo uniti possiamo rendere efficaci le nostre proposte, le nostre idee.
Tutti i mercoledì alle 21 presso la federazione del PRC(Via Battichiodi, 6 - Tel 050.9711526) il network giovani di Pisa si incontra con tutti coloro che non accettano di subire passivamente questa situazione.
Se vuoi cambiare qualcosa sei il benvenuto!
Se voui scriverci questo è l'indirizzo:
networkgiovanipisa@
venerdì 27 giugno 2008
~presenta~
"le strade sono di chi ama"
venerdì 27 giugno ore 21,30
♦
☺Piazza delle Vettovaglie ZTL ☻
Zona Temporaneamente Liberata
♦
Andrea Appino e Matteo Anelli
♪♫♪ in concerto ♫♪♫
►la voce degli Zen Circus e il contrabbasso dei Gatti Mezzi presentano insieme◄
►un repertorio inedito e non di folk visionario◄
Costruiamo insieme ZTL per dare voce alla nostra opposizione a chiunque voglia fare lo sceriffo e per mostrare al nuovo sindaco che solo insieme possiamo vivere in sicurezza.
La sera di venerdì 27 giugno il neonato gruppo di Avanzi a Sinistra e i Giovani Comunisti/e “invadono” Piazza delle Vettovaglie con il concerto dell'insolito duo Andea Appino (voce degli Zen Circus) e Matteo Anelli (contrabbasso dei Gatti Mezzi). L'obiettivo è di creare nella Piazza un evento culturale e politico nell'ottica di una riqualificazione degli spazi che sia anche una riqualificazione del tempo libero, in risposta alla logica delle opposte fazioni perseguita dall'amministrazione comunale nella gestione della res publica.
Piazza delle Vettovaglie è da molti giorni oggetto di un grande interesse mediatico. La si dipinge come sito di scontri, violenze, spaccio e, più in generale, degrado. Sul banco degli imputati sono stati trascinati tra gli altri anche il lungarno Guadalongo, Piazza La Pera e l’area delle mura in via Nino Bixio – per limitarci al centro città. All’allarmismo mediatico ha fatto seguito l’intervento della nuova amministrazione comunale che ha provveduto a militarizzare l’area. Non vogliamo negare che la convivenza tra chi abita presso una piazza e chi la vive di giorno e di notte sia una convivenza spesso difficile: gli interessi degli abitanti raramente coincidono con quelli di chi frequenta i locali e fa della piazza un luogo di ritrovo e svago. Ci domandiamo però se e quanto siano efficaci gli ultimi interventi messi a punto dal Sindaco e dalla Giunta.
L’orientamento degli interventi è ispirato alla cosiddetta Carta di Parma, sottoscritta da ventuno sindaci tra i quali Cofferati, Domenici e il nostro Filipescu. La Carta trasforma gli interessi presunti di una parte della cittadinanza in questioni di ordine pubblico da affrontare a colpi di divieti, fermi e arresti. Così facendo si nega ai non residenti la possibilità di usufruire di uno spazio pubblico, quale è la piazza, intrinsecamente destinato all’incontro. Peggio: così facendo l’amministrazione non fa che inasprire lo scontro tra due parti anziché perseguire una risoluzione costruttiva del conflitto fra le visioni in causa.
Non vogliamo rischiare di passare per una sinistra buonista che pensa di risolvere tutto a suon di dialoghi. Pensiamo invece che, analizzando con cautela ciascuno dei problemi, sia possibile attuare delle iniziative politiche in grado di migliorare questa città. Se Piazza delle Vettovaglie resta, come da troppi anni, fuori dalle iniziative del giugno pisano, se questi luoghi di ritrovo del centro e gli spazi abbandonati delle periferie non si riempiono di proposte culturali, di uno svago che non sia solo fine a se stesso, il “problema del degrado” è sempre destinato a riproporsi. Una politica e un’amministrazione che dividono la cittadinanza in fazioni estremizzando i conflitti e cavalcandone l’onda, sono una politica e un’amministrazione a loro volta degradanti, sempre alla ricerca di un “nemico sociale” da colpire per guadagnare i voti della parte interessata.
D'altronde quest'amministrazione è guidata da un sindaco che dipinge i mendicanti nelle vie del centro come coloro che “danno un'immagine negativa della città”, e al suo fianco sta un'assessora che, a dispetto dei suoi vuoti propositi di solidarietà, non fa una grinza quando la si chiama “Cioni in gonnella”. Così, mentre si preoccupano del decoro e dell'immagine, non si accorgono di aver scambiato la politica con il marketing, perché come tutti sappiamo “l'immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”, prodotto della cui effettiva bontà sembrano incapaci di curarsi.
martedì 27 maggio 2008
venerdì 9 maggio 2008
SABATO 07 06 2008
DIFENDI REBELDIA, L'ALTRA CITTA' CHE R-ESISTE
MANIFESTAZIONE CITTADINA
Concentramento ore 17:30 Piazza Sant'Antonio - conclusione in Piazza Carrara
con concerto degli Assalti Frontali
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che credono e lavorano
quotidianamente perché un'altra città sia veramente possibile.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che non sono disposti ad
accettare quella restrizione della democrazia e dei diritti, che nel nostro
paese e nella nostra città si vuole realizzare.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che credono nella
partecipazione dal basso, nel quotidiano fare società, contro ogni guerra
globale permanente, contro il predominio del mercato, contro il razzismo,
contro la precarietà del lavoro e della vita, per il rispetto dell'equità
sociale, dei diritti e della salvaguardia ambientale.
Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che in questi anni hanno
lavorato con il Progetto Rebeldìa, l'hanno intercettato, hanno partecipato
ad iniziative ed assemblee, fatto spettacoli e concerti, o sono
semplicemente venuti a trascorrere una serata .
L'amministrazione comunale di fatto vuole cancellare questa esperienza e in
più di un anno e mezzo non ha mai dato nessuna risposta alle nostre
richieste di integrazione nell'area di via Battisti per garantire la
continuità, l'unità, la stabilità ed il radicamento territoriale delle
nostre attività. Si tratta, dunque, di un problema di volontà politica, di
come si intende il concetto stesso di riqualificazione di un'area della
città, di decidere su quali progetti si vuole investire. In questi giorni,
inoltre, si sta cercando di provare a stringere il cerchio contro di noi e
ci è stata recapita una lettera da parte della Cpt proprietaria dell'area in
cui si richiede di lasciare immediatamente lo stabile: in caso contrario si
provvederà con ogni mezzo necessario alla liberazione della stessa.
Per questo abbiamo deciso di convocare una grande manifestazione cittadina
per il 7 giugno a difesa del Progetto Rebeldìa. Il Progetto Rebeldìa non è
solo una rete di 27 associazioni, non è solo uno spazio sociale per decine
di attività, un luogo di incontro e produzione politica e culturale per
centinaia di soggetti. Il Progetto Rebeldìa è una pratica quotidiana di
cittadinanza, uno spazio pubblico ed includente, un luogo prezioso in una
società che divide, marginalizza e mette in concorrenza. Il Progetto
Rebeldìa vive e lavora nel quartiere della stazione, e qui vogliamo essere
integrati, perchè pensiamo di essere un fattore di riqualificazione
fondamentale in un contesto sociale desertificato, in una zona di frontiera.
Questa manifestazione vuole essere una occasione per l'altra città che non
si piega alle speculazioni edilizie, al lavoro nero, alla repressione nei
confronti dei migranti, per prendere parola, per continuare un cammino.
Questa manifestazione vuole essere l'occasione perché oggi i movimenti e le
reti sociali diffuse in città mandino un messaggio chiaro alla nuova
amministrazione guidata dal sindaco Filippeschi che inneggia alla tolleranza
zero, allo sgombero dei campi rom, al restringimento degli spazi sociali,
alla precarietà ed alle esternalizzazioni dei servizi, alla trasformazione
delle grandi aree pubbliche in residenze di lusso per una Pisa a misura solo
di pochi.
Noi pensiamo ad un'altra città fatta di luoghi aperti e corpi liberi di
circolare, dove l'invisibile diventa visibile. E' questa la città che
vogliamo a fronte di una Pisa sempre più povera nella capacità di garantire
realmente l'accesso ai servizi, alla scuola, alla sanità, alla casa. Non
vogliamo una città in mano agli imprenditori e ai grandi proprietari
immobiliari, che rischia di vedere il suo territorio sempre più devastato.
Vogliamo invece una città che si sviluppa grazie alla partecipazione, una
città di tutte e tutti coloro che la abitano, a cui devono essere
riconosciuti uguali diritti nella sostanza oltre che nella forma. La città
che noi stiamo costruendo investe sull'incontrarsi e mescolarsi delle
differenze, capace di rispondere ai bisogni della sua multiforme
cittadinanza; una città generosa delle sue strade e delle sue piazze, dei
suoi mille edifici di proprietà pubblica da sottrarre alla speculazione e
all'incuria, capace di aprire le scuole e le università ai quartieri,
impedendo la costruzione di ghetti e l'innalzarsi di muri tra chi vi abita,
lavora, studia, vive. Una città che pensa il proprio futuro in cui sia
riconosciuto che lo sviluppo culturale e il fermento artistico, necessari
per la crescita sociale e civile di una città e dei suoi cittadini, hanno
bisogno di spazi per poter nascere, crescere e arricchirsi.
Difendere Rebeldìa e vincere la battaglia perché il Progetto rimanga in via
Battisti è l'occasione per tutte e tutti noi per iniziare a costruire questa
città che non c'è.
Difendere Rebeldìa oggi significa schierarsi dalla parte degli ultimi, di
chi non ha riconosciuti i propri diritti e viene sempre più criminalizzato o
marginalizzato nei luoghi di lavoro e per le strade.
La nostra proposta è quella di ripartire dalla manifestazione del 7 giugno
per costruire un'altra idea di città, ripartire da un lavoro nei quartieri a
cominciare da quello dello stazione moltiplicando esperienze come quelle del
Progetto Rebeldìa che lì è e lì pensiamo che debba rimanere.
E' ora di prendere la parola, è il momento di scendere in piazza,
E' il nostro tempo, è il tempo di difendere il Progetto Rebeldìa.
Promuove
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